La nostra economia industriale, anche se si è evoluta incredibilmente, non è mai andata oltre una caratteristica distintiva: un modello lineare di consumo di risorse. Secondo la Ellen McArthur Foundation, questo modello segue un modello particolare che potremmo riassumere con questa espressione “take, make, dispose“.

Questo modello evidenzia efficacemente il funzionamento della nostra economia industriale: le aziende estraggono materiali e impiegano energia e manodopera per fabbricare prodotti e successivamente venderli a consumatori che, alla fine, li scarteranno quando diventeranno obsoleti o non saranno più utili. La posta in gioco è che i sistemi basati sul consumo, piuttosto che sull’uso rigenerante delle risorse, portino a perdite considerevoli lungo tutta la catena del valore. 

L’approccio dell’economia circolare entra in gioco come un tentativo di andare oltre il “take, make, dispose“ pattern, suggerendo un nuovo modello che limita gli impatti negativi dell’economia lineare e genera nuove opportunità economiche senza dimenticare di limitarne l’impatto sociale e ambientale. L’approccio circolare mira a progettare un’economia industriale che sia rigenerante per intenzione e design, il che significa che i prodotti sono progettati per essere riutilizzati e infine riciclati; questa concezione, evitando l’uso di sostanze chimiche tossiche e ottimizzando i sistemi piuttosto che i componenti, si basa sull’energia rinnovabile.

Un’economia circolare, come progettato dalla Fondazione, si basa su tre semplici principi. Il primo, che potrebbe anche essere considerato il nucleo dell’intero sistema, è la progettazione dei rifiuti; ciò significa che i prodotti sono progettati per entrare in un ciclo di smontaggio e riutilizzo che alla fine ridurrà a zero la quantità di rifiuti prodotti. Il secondo principio è la differenziazione tra materiali di consumo e durevoli; i materiali di consumo sono prodotti composti da “nutrienti” biologici che possono essere restituiti in modo sicuro alla biosfera, mentre i beni durevoli sono prodotti composti da “nutrienti” tecnici, come i metalli, che sono tossici e non possono quindi essere restituiti alla natura. Il terzo principio riguarda l’energia rinnovabile che deve essere utilizzata per evitare la dipendenza dalle risorse e soprattutto per aumentare la resilienza del sistema. 

Per passare a un’economia circolare sono necessari quattro “blocchi di costruzione”, anche se non è ancora chiaro come verranno allestiti o acquisiti. Il primo riguarda le competenze necessarie per facilitare la progettazione circolare; molte aree coinvolte nel processo produttivo devono, infatti, acquisire competenze avanzate e sviluppare nuovi metodi di lavoro per facilitare, ad esempio, la selezione dei materiali e la separazione e il riutilizzo dei prodotti. Il secondo riguarda i nuovi modelli di business; qui si pone un’enorme enfasi sulle aziende che possiedono una quota di mercato significativa, poiché la loro rilevanza potrebbe aiutare a guidare la circolarità nel mainstream e ispirare altri attori più piccoli. In terzo luogo, sono necessarie competenze anche per evitare perdite di materiali fuori dal sistema. Infine, il sostegno esterno fornito dai responsabili politici, dalle istituzioni educative e dagli opinion leader sarà fondamentale per contribuire a creare condizioni di sistema favorevoli allo sviluppo dell’approccio circolare.

Carlo Bruno,
Associato in prova Area Business Development


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