Il fenomeno del ricorso a finanziamenti, per poter frequentare istituti di formazione di massimo livello, è una realtà critica negli Stati Uniti. Basti pensare che l’indebitamento complessivo degli studenti Americani ammonta, attualmente, a più di 1.500 miliardi di dollari, con una quota media pro-capite di quasi 40.000 dollari. Ciò è sufficiente per comprendere l’ampiezza, in termini economici, di questo lato del mercato finanziario, il quale produce una forte risonanza sul piano federale.

Negli ultimi anni, diverse associazioni hanno portato alla luce problematiche rilevanti, generate dall’inflazione di questa tipologia di ricorso al credito. Statistiche rilevate dal noto portale ‘’Student Loan Hero ’’ evidenziano, infatti, come il numero di studenti attualmente in ‘’ default ‘’ ammonti a più di 5 milioni e sia, inoltre, in forte crescita.

A fronte di queste considerazioni, negli U.S. sono state avanzate, trasversalmente, iniziative politiche volte a rimodulare questa contingenza. Tenendo conto del fatto che il 90% dei finanziamenti studenteschi sono garantiti dal governo federale, lo scopo della manovra sarebbe quello di cancellare i debiti contratti da studenti nei confronti di istituti privati, avocando successivamente al governo federale la possibilità di rimodulare o cancellare il pagamento degli interessi.

La conseguente diminuzione del gettito creditizio in entrata, a favore del governo federale, sarebbe colmata attraverso l’aumento del reddito medio dei milioni di soggetti beneficiari, i quali, idealmente, dovrebbero contribuire alla remissione nell’economia dei vantaggi ottenuti. Questo stimolo fiscale, in altre parole, potrebbe contribuire nel dare un impulso all’economia, in un settore molto vivace dal punto di vista monetario, così come è quello dei giovani.

Non mancano, però, voci dissenzienti. Molti esperti in materia finanziaria, infatti, hanno espresso perplessità nei confronti della manovra. Alcuni di loro hanno evidenziato come il beneficio della cancellazione o rimodulazione del debito dovrebbe essere ancorato al possedimento di requisiti soggettivi da parte dello studente, con una valutazione caso per caso. Altri, invece, sostengono che la misura comporterebbe benefici a breve termine, che, tuttavia, non influirebbero in alcun modo sul problema principale: il costo sproporzionato delle rette universitarie rispetto al valore che la formazione offerta ha attualmente sul mercato.

La scarsa alfabetizzazione degli studenti in termini di finanziamenti ed interessi composti è infine ben sfruttata dai colleges, attraverso falsi miti sulla carriera. Tutto ciò porta a riflettere, al punto da domandarsi: esiste ancora un ‘’ American Dream ‘’?

Russo Lorenzo

Associato Area Legale.


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