Capita molto spesso a giovani studenti creativi di interfacciarsi con le realtà delle start-up. Questa parola in molte occasioni viene circondata da un velo di mistero per via del poco sviluppo di queste realtà in Italia e della poca formazione offerta da scuole e università.

Innanzitutto con il termine “start-up” si definisce un’azienda nella propria fase embrionale, ovvero nel passaggio da un’idea alla creazione di un’attività, qualunque essa sia. In questa fase precisamente occorre valicare gli ostacoli più difficili, quelli che permettono di passare, come si suol dire, da 0 a 1.
Nonostante sia una visione abbastanza clichè, è ciò che ci serve per partire nella nostra analisi di come finanziare una start-up e a chi rivolgersi per farlo. 

Come primo passaggio è necessario dividere le fasi di finanziamento in due: la fase iniziale, solitamente chiamata primo round, e la fase del secondo round, la quale rappresenta finanziamenti più sostanziosi per via di una realtà aziendale già consolidata grazie ai fondi ottenuti dal primo round.

In questa prima fase solitamente si entra in contatto con gli “angel investors” e gli incubatori. I primi sono privati oppure piccole organizzazioni di più persone che, per via dell’elevato rischio di investire in borsa, preferiscono investire sul capitale umano atto a creare un’attività. Un angel investor, una volta valutate redditizie le proposte aziendali e l’idea alla base di queste, si offre di comprare shares aziendali per finanziare l’attività. Trattandosi di privati è quasi sempre necessario passare da più angel investors per raggiungere la cifra desiderata per il primo round. Un metodo alternativo è costituito dai cosiddetti incubatori di start-up, i quali sono una realtà che ha lo scopo principale di accompagnare le start-up durante la propria fase embrionale offrendo uffici, materiale informatico e molto spesso veri e propri tutor che seguono l’azienda insieme ai creatori della stessa. Il vantaggio fondamentale di queste realtà è senza dubbio il loro contributo ai fini della gestione aziendale, purtroppo però presentano come svantaggio principale la minor copertura economica rispetto agli angel investors e, molto spesso, seguendo da vicino molte start-up, investono solamente nella più redditizia.

La seconda fase, nonché la più importante per il futuro di una start-up, avviene solo dopo essersi assicurati di avere una base molto competitiva: è fondamentale, infatti, per un’azienda agli albori avere un team qualificato e strategie ben precise che permettano di garantirsi un futuro. Durante questo passaggio, solitamente, una start-up si interfaccia con i fondi di Venture Capital; questi si occupano di finanziare aziende che hanno un profilo troppo rischioso per essere finanziate seguendo i metodi più comuni (ad esempio prestiti bancari). La start-up deve presentare un business plan molto dettagliato con prospetti annuali di perdita. Dopo aver analizzato la documentazione riportata, qualora il fondo decidesse di investire, questo segnerebbe l’inizio vero e proprio dell’attività aziendale.

In conclusione, nonostante sia difficile generalizzare un percorso standard da seguire per via delle numerose modalità di avviamento di una start-up, si può dire che questi step rappresentino i più comuni e sicuri metodi di finanziamento per garantire un futuro roseo e pieno di speranza per i nuovi imprenditori del futuro.

Tommaso Luca Rossetti

Associato in prova Area Marketing


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