La Digital Transformation è ormai una condizione irrinunciabile per lo sviluppo economico delle società odierne. La trasformazione digitale va oltre il business commerciale, coinvolge ogni singolo cittadino e rappresenta una vera e propria rivoluzione socio-culturale.

A che punto è l’Italia?

Secondo il Digital Economy and Society Index (DESI) della Commissione europea, l’Italia si posiziona al 25° posto in Europa, davanti solo a Polonia, Grecia, Bulgaria e Romania.

Questo risultato deriva dall’analisi complessiva di cinque dimensioni: connettività, capitale umano, uso di internet, integrazione delle tecnologie digitali e servizi pubblici digitali.

E’ quindi evidente il deficit di competenze digitali. In Italia tre persone su dieci non utilizzano Internet abitualmente e più della metà della popolazione non possiede competenze di base. Tale carenza si riflette anche in un minore utilizzo rispetto agli altri Paesi Europei dei servizi online, sui quali si registra un progresso troppo lento.

Sul fronte delle imprese, l’Italia si posiziona al 23o posto tra gli Stati membri, al di sotto della media UE. Nelle PMI, in particolare, si nota come la “vendita online” sia un canale ancora da sviluppare pienamente: contro il 17% della media UE, infatti, solo il 10% delle PMI italiane ne fa uso e solo l’8% dei loro ricavi deriva da tale modello di business. Ancor meno sviluppata risulta essere la vendita transfrontaliera (6%).

Tutto ciò dipende non solo dalle competenze digitali, ma anche dalla capacità – o, nel caso dell’Italia, dall’incapacità – di progettare servizi innovativi.

Bisogna riconoscere che una politica atta a realizzare un reale upgrade delle competenze digitali e della loro diffusione sul territorio fa un po’ fatica a farsi strada, a cominciare da un modello di istruzione scolastica inadeguato e di cui di avverte il bisogno di un “ringiovanimento” adattato e centrato sul “digitale”.

Tuttavia l’Italia presenta carenze anche nella progettazione e realizzazione di servizi ed infrastrutture innovative (e non solo nel campo digitale).
In un recente convegno organizzato dal Politecnico di Milano (5/11/2019) si è così fotografata la situazione attuale Italiana:

  • un sistema legislativo e amministrativo passivo, pensato per impedire qualche illecito e non per liberare le energie disponibili;
  • una discussione pubblica in difesa, attenta a resistere al cambiamento e no a costruire nuove opportunità;
  • un atteggiamento prudente nei confronti delle nuove tecnologie concentrato sui rischi e non sui vantaggi;
  • una crescita lenta all’insegna di una presunta uguaglianza e non di un sano confronto.

Un modo antico, insomma, di approcciare i problemi, dove il formalismo e la protezione dell’esistente prevalgono sulla volontà di innovazione e su una chiara vision di futuro, necessarie per raggiungere pienamente gli obiettivi della Digital Transformation che punta ad un vero miglioramento dell’efficienza operativa, della customer satisfaction, dell’innovazione dei prodotti e dei servizi offerti.

Un giudizio piuttosto severo, forse ingiusto.

Si sente l’urgenza, perciò, di una vera rivoluzione culturale che abbia come focus il digitale, ed è proprio a questo che mirano alcuni degli ultimi interventi legislativi come, ad esempio, la disposizione di voucher per le PMI che permettono loro di accedere ad un fondo di 50 milioni di euro per finanziare l’acquisizione di competenze specifiche.

Marta Rencricca,

Associato in prova Area Marketing


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