La Belt and Road Initiative (BRI) rievoca l’immagine di quelle antiche carovane cinesi che trasportavano seta verso il resto dell’Asia e dell’Europa e che caratterizzarono la famosa via della seta.

Il nuovo programma globale di sviluppo economico ed infrastrutturale cinese, battezzato con il nome di BRI, ritrae l’immagine di una Cina proiettata verso il futuro, pronta a realizzare quello che Xi Jinping ha definito un sogno di rinascita per il paese: un sogno da 1000 miliardi di dollari che avrà dimensioni mondiali e che si estenderà fino alle coste della nostra penisola.

Infatti, in seguito alla firma del Memorandum of Understanding (definito dal diritto privato internazionale come accordo bilaterale), anche l’Italia è stata resa nodo strategico di sbocco per il mercato cinese. In particolare va segnalata la decisione del polo logistico di Mortara in provincia di Pavia e del Changjiu Group, colosso cinese operante nel settore automobilistico, di attivare il primo treno merci Cina-Italia.

Attraversando Polonia, Russia, Bielorussia e Kazakistan per poi arrivare in Cina, il nuovo treno merci ha consentito un abbattimento dei tempi di trasporto, consentendo alle merci italiane di arrivare nel territorio cinese in soli 20 giorni. Inoltre la riduzione dei dazi doganali da parte della Cina ha reso possibile alla nostra nazione l’intensificazione delle esportazioni di prodotti made in Italy.

Per quanto riguarda invece la via marittima, i porti italiani entrati a far parte della BRI sono Genova, Trieste e Venezia. La Cina ha investito circa 15 miliardi di dollari nel settore infrastrutturale italiano, garantendo in questo modo la possibilità per la nostra nazione di riacquistare un ruolo egemone tra i porti del Mediterraneo. L ’Italia è stata infatti, a partire dagli anni novanta, un importante mercato di investimento cinese: basti pensare che la Banca Centrale cinese detiene il 2% di Eni, Enel, Fiat Chrysler Automobiles, Telecom Italia e Prysmian.

Del resto, l’osmosi culturale ed economica tra la potenza cinese e l’Italia potrebbe garantire una maggiore crescita per il nostro mercato interno grazie ad una fitta cooperazione in nuovi settori quali quelli agricolo, urbanistico e tecnologico.

Grazie agli investimenti provenienti dalla Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) sarà possibile investire nel miglioramento del nostro settore agricolo, garantendo maggiori esportazioni di prodotti alimentari italiani, dato il progressivo spopolamento delle campagne cinesi. Va inoltre ricordata la cooperazione tra i due paesi nel settore dell’ingegneria aerospaziale, una collaborazione che ha portato al lancio del “China Seismo Electromagnetic Satellite”, primo satellite avente a bordo un rilevatore di particelle italiano.

La BRI si configura a tale proposito come un incastro perfetto di interessi economici e internazionali volti a rafforzare il ruolo e la potenza cinese nel panorama mondiale. Un progetto che provoca ancora molti dubbi e problemi, primo tra i quali quello circa la mancanza di un organismo istituzionale centralizzato che si impegni a coordinare le attività dei paesi coinvolti, senza contare che l’opposizione di paesi quali gli Stati uniti rende complicata la realizzazione di un piano economico su scale mondiale. Difficile presagire cosa accadrà nel futuro; si arriverà ad un’integrazione economica internazionale? Vi sarà uno scontro tra USA e Cina? Per ora non ci resta che aspettare e osservare come vengano mossi i primi passi verso questa nuova e lunga via della seta.

Elisa Todisco Grande

Associato in prova area consulenza


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