Lo spazio torna di nuovo a far parlare di sé, questa volta in un contesto tutto nuovo. L’impatto mediatico della foto che, tramite una complessa rete di radiotelescopi, ritrae i dintorni di un buco nero, è stato sensazionale: si parla già di “foto del secolo”. Soliti scetticismi e teorie complottistiche a parte, questa scoperta ha confermato quanto ormai sia diventato imprescindibile considerare lo spazio come “la nuova frontiera” da esplorare.

Ovviamente, la risposta dei mercati non si è fatta aspettare: fondi sovrani, investitori avventurosi, società di venture capital e banche di investimento blasonate stanno già investendo proprio nello spazio; razzi e navicelle spaziali e incontri del terzo tipo sono stati rapidamente sostituiti da investimenti di miliardi di dollari e un appello alla deregolamentazione del settore spaziale.

Gli analisti hanno stimato che, entro il 2040, l’industria spaziale vivrà una crescita notevole arrivando a toccare la quota del trilione. 

Ecco perché di recente Larry Ellison, cofondatore di Oracle e uno degli imprenditori di maggior successo della storia, ha deciso di investire fortemente in SpaceX, l’azienda aerospaziale di proprietà del mogul della finanza Elon Musk.

D’altra parte Richard Branson, fondatore del Virgin Group, sta già espandendo le sue mire verso quello che può considerarsi “turismo spaziale”, offrendo voli orbitali a 250.000$ a biglietto.

Quello dello spazio, insomma, è un mercato che attrae sempre più aziende che ne colgono le enormi potenzialità.

Secondo Wilbur Ross, segretario al dipartimento del commercio degli Stati Uniti, è arrivato il momento per il settore privato di investire nell’esplorazione spaziale e giganti di Wall street come Goldman Sachs e Bank of America hanno inaugurato l’intento istituendo team dedicati all’analisi finanziaria per quanto riguarda la ricerca spaziale.

Resta ancora da chiarire l’effetto che avrà questa iniezione di capitale privato nel settore: se prima lo spazio rappresentava la gara del primato mondiale e la conquista definitiva sui popoli conosciuti, adesso che anche il buco nero M87, distante 55 milioni di anni luce dal nostro pianeta, è ormai a portata di pollice ci si interroga legittimamente sulla solidità economica di questo investimento nel breve periodo.

L’opinione pubblica è divisa: certamente quello dell’esplorare la galassia a noi conosciuta è un esercizio costosissimo e, in base alle tecnologie disponibili al momento, presenta anche un bassissimo rate di successo; d’altro canto però non si può dimenticare che anche il web era stato inizialmente progettato come un semplice database, che il primo Computer è stato assemblato in un garage e Facebook pensato in un dormitorio universitario.

Queste tecnologie hanno richiesto ingenti capitali negli anni, tuttavia hanno cambiato profondamente la vita di miliardi di persone e reso celebri (e in molti casi miliardari) i loro creatori.

Rispondere al titolo di questo articolo non è sicuramente immediato e forse, addirittura, al momento prematuro: stiamo assistendo ad un repentino cambio di direzione da tutto quello che possiamo considerare “finanza tradizionale” in materia di investimenti, tuttavia la nostra conoscenza della materia è ancora limitata e sicuramente non alla portata di tutti gli investitori.

Il tempo saprà riconoscere il giusto valore di questa transizione innalzandola a “the next big thing” … oppure, chissà, declassandola a bolla speculativa!

Lorenzo Coluzzi

Associato in prova Area Consulenza.


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