Il Financial Fair Play (FFP) è un progetto introdotto dal comitato esecutivo UEFA nel settembre 2009 e diventato operativo dal 2011 con lo scopo di migliorare le condizioni economico-finanziarie generali del calcio europeo.

Tale progetto si muove sul rispetto di tre linee guida fondamentali:

•          Assenza di debiti arretrati verso società e persone

•          Fornitura di informazioni importanti riguardanti il futuro (continuità aziendale)

•          Break Even Point (punto di pareggio)

Il compito di vigilare sul rispetto dei seguenti parametri spetta all’organo di controllo finanziario dei club (CFCB) composto da una serie di ispettori, i quali nel caso di mancato adempimento di questi decideranno la sanzione da comminare al club: avvertimento, richiamo, multa, decurtazione di punti, divieto di iscrizione a competizioni UEFA, trattenuta degli introiti ricavati e riduzione di giocatori iscrivibili a competizioni europee sono le sanzioni più comuni che tale organo decreta.

In Italia i club maggiormente presi di mira dal FFP risultano essere Inter, Roma e Milan a causa di precedenti gestioni societarie non oculate, che negli ultimi bilanci resi pubblici hanno fatto registrare rispettivamente perdite consolidate pari a 18, 25 e 126 milioni.

Le prime due, dopo essere state sanzionate, hanno iniziato un percorso di risanamento finanziario già a partire dal 2015, che ha portato ad una riduzione costante della perdita, tuttavia si è assistito anche ad un consistente aumento dei debiti, che alimentano dubbi sulla futura stabilità delle società.

Invece, per quanto riguarda il Milan, la UEFA ha dapprima sanzionato il club nel corso dell’estate, e successivamente rifiutato il Settlement Agreement, progetto proposto dalla società stessa che consisteva in una sorta di patteggiamento con lo scopo di rientrare nei parametri previsti dal FFP nel corso degli anni.

Nonostante questi parametri stringenti, diverse società hanno cercato e cercano di superarli servendosi di escamotage e sotterfugi.

Emblematico è stato il caso Neymar nell’estate del 2017 trasferitosi dal Barcellona al Paris Saint-Germain per una cifra record di 222 milioni, prezzo che quest’ultima non avrebbe potuto spendere per tali rigorose regole. Tuttavia, il PSG è riuscito nell’intento pagando, attraverso un’altra società (Qatar Sports Investment), un ricco contratto di sponsorizzazione al giocatore, il quale a sua volta ha pagato di tasca propria la sua clausola rescissoria. Tale operazione è finita sotto la lente di ingrandimento della UEFA, ma al momento si è risolta con un nulla di fatto.

A distanza di anni dall’introduzione del FFP, la domanda da porsi è: il Financial Fair Play ha raggiunto veramente il suo scopo?

Confrontando i dati dei 5 maggiori campionati europei, la perdita complessiva nel settore calcistico è passata da 1,634 miliardi nel 2010 a 224 milioni nel 2017, inoltre il peso del costo degli stipendi, la spesa più ingente per una società calcistica, rispetto ai ricavi è diminuito passando dal 68% al 57% registrato nel 2017.

Si può quindi concludere che il FFP da un punto di vista finanziario ha raggiunto i suoi obiettivi, anche se la UEFA e il rispettivo organo di competenza (CFCB) devono e dovranno continuare a vigilare molto accuratamente sui vari espedienti messi in atto dalle società per sottrarsi al rispetto di tali vincoli e, in caso di violazioni, adottare sanzioni omogenee per tutti quanti i club.

Andrea Fanelli

International Manager

LINK:

https://it.uefa.com/community/news/newsid=2065465.html

Articoli vari su https://www.calcioefinanza.it/


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